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Rassegna Stampa

Il Gazzettino di Rovigo - Sabato 14 Febbraio 2004

LEGGE BIAGI  
«Scatola degli attrezzi per prendere ciò che serve»


Chiarezza sui principi? Poca. Efficacia nel sanare situazioni divenute intollerabili? Possibile. Vantaggi per chi cerca occupazione o formazione o deve riqualificare il lavoro che ha? Da interpretare, ma tuttavia non prima della data del varo dei decreti attuativi, termini peraltro già scaduti.
La lettura giuridica e ideologica della legge delega 30 e del decreto legislativo 276 del 2003 - pacchetto di norme (86 articoli) meglio noto come "legge Biagi" - è stata al centro del convegno organizzato dalla Provincia che ha provato a mettere giuristi, parti sociali e attori istituzionali intorno a un tavolo per una ricognizione il più possibile approfondita sugli aspetti pregnanti della riforma. E se la stroncatura sul piano esegetico espressa dal professor Alberto Avio, giuslavorista dell'università di Ferrara, è stata pressoché totale, maggiore indulgenza è arrivata dai rappresentanti dell'associazionismo di categoria e dalle organizzazioni sociali, per i quali la tutela del lavoratore è insindacabilmente maggiore rispetto a prima, così come vengono ad essere sovvertiti quelli che in epoca recente erano diventati connotati costanti del mercato del lavoro: il precariato e il "nero".
"Credo sia inconfutabile - ha sottolineato Carlo Fabio Canapa, segretario confederale della Uil nazionale - che la legge tenta di sanare la posizione di quei sei milioni di lavoratori in nero e del milioni di falsi co.co.co che il precedente impianto normativo aveva creato. Una destrutturazione di fatto del 25\% dell'intero pianeta-lavoro nazionale. Un intervento sulla materia quindi era dovuto, anche se taluni difetti di impostazione non possono essere taciuti".
"Fuor di dubbio che la legge sia scritta male - ha confermato anche Giampaolo Pedron, responsabile di Unimpiego Nordest ma anche dirigente di Confindustria - Del resto ogni norma è frutto di un compromesso lobbistico più o meno palese. Va da sè comunque che si mette fine a un'ipocrisia di comportamento cancellando a tutti gli effetti il lavoro atipico. Vediamola così: è una scatola degli attrezzi dalla quale imprese e lavoratori possono prendere ciò che serve".
Evidenziato unanimemente il ruolo di intermediazione che può assumere l'ente Provincia con le sue competenze sulla materia anche se la Regione potrebbe in sede regolamentare "provare" a recuperare le posizioni perdute.
"Perseguiamo la strada della collaborazione tra pubblico e privato - ha osservato il presidente Federico Saccardin - Nostro obiettivo primario è dare risposte ai lavoratori e soddisfare l'esigenza di maggiori professionalità che ci arriva dai datori di lavoro".
Franco Pavan


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